la Repubblica

Torna “Tosca” al San Carlo. E per i melomani l’appuntamento con il melodramma di Giacomo Puccini è un appuntamento irrinunciabile. Il sipario si apre domani sulla prima, alle ore 20. Poi le rappresentazioni andranno avanti fino al 23 settembre, con la regia di Edoardo De Angelis e le scene di Mimmo Paladino. E sul podio – a dirigere orchestra e coro del teatro di San Carlo (maestro Fabrizio Cassi, con la partecipazione di Stefania Rinaldi che dirige il coro di Voci bianche) – il direttore Dan Ettinger. «Per me cantare al Teatro San Carlo è sempre un evento speciale. Cerco il termine giusto per definire la storia creatasi in questo teatro: dire che è impressionante mi sembra, però, un eufemismo. Come artista, quando salgo su quel grande palcoscenico, sento tutta quella storia, e anche di più». Sondra Radvanovsky è l’interprete principale di “Tosca” (nei giorni 10 e 13), il cui ruolo sarà anche dei soprani Anna Pirozzi (16 e 21) e Carmen Giannattasio (nelle date 12, 14, 20 e 23). E non ha dubbi sul prestigio del teatro e sulle richieste del pubblico: «Qui a Napoli il pubblico sa cosa significa cantare bene. Quindi è indispensabile tenere standard molto elevati».

A 125 anni dalla sua prima rappresentazione, cosa può ancora dire questa opera al pubblico di oggi?

«Tosca resta per me una donna molto moderna. Vivrà per molti decenni ancora. È iconica, come la maggior parte dei personaggi di Puccini. E tutte le storie di questo grande compositore si prestano alle stesse identiche emozioni, oggi come 125 anni fa».

I sentimenti non invecchiano?

«Quale donna nella sua vita non ha provato gelosia, rabbia, furia, amore e totale disperazione? Dunque Tosca resta, per me, una donna molto moderna. Ma c’è di più…».

Di più?

«Quando interpreto Tosca non mi sento mai come se stessi recitando. Essendo io stessa una cantante lirica e di nuovo innamorata, mi sento di “essere Tosca”. E le sue emozioni sono le mie. Voglio dire, ironizzando un po’, quale cantante d’opera può dire di avere appena interpretato se stesso sul palco».

Il che forse complica le cose all’artista. Non è più difficile mettere in scena se stessi?

«Beh, Tosca è scritto così bene e Puccini ha offerto così tanti spunti musicali e indicazioni su come voleva che lei si sentisse e si comportasse, che io non devo fare altro che seguire le sue istruzioni».

Vista la complessità del personaggio Tosca, ci spiega come riesce a bilanciare la sua forza drammatica con la fragilità emotiva che viene fuori in alcuni momenti dell’opera?

«È vero, Tosca è certamente una donna complessa, intrappolata in una situazione estremamente complicata, in un meccanismo che la vede innamorata sia della sua arte sia di Mario Cavaradossi. E allora affronterà le sfide più estreme per l’amore di entrambi».

Sfide leggibili nelle sfumature della sua voce?

«La profondità delle emozioni di Tosca e le complessità del suo personaggio sono catturate nello strumento che chiamiamo voce. Così nell’estrema estensione vocale del ruolo risiedono le sue emozioni estreme. Non solo il personaggio di Tosca è lacerato, ma Puccini ha creato anche una donna vocalmente lacerata. Richiamando le mie radici belcantistiche e rispettando l’arco musicale del personaggio, interpreto il sentimento dietro la musica. Seguendo con scrupolo ciò che Puccini ci ha lasciato nella partitura. È un’opera che riguarda il dosaggio, in ogni senso. Se dai troppo del personaggio nel primo atto, allora sarai sfinito al terzo».

Intanto, nel secondo atto, ecco l’aria tra le più famose dell’opera di Giacomo Puccini, quel “Vissi d’arte” che è momento di grande lirismo e disperazione. Cosa rappresenta per lei cantare quell’aria?

«Tosca è un ruolo meraviglioso da cantare, pieno di ogni emozione e di ogni sfaccettatura della voce. È davvero l’unico ruolo – e sottolineo unico – che offre a un cantante d’opera l’occasione di interpretare essendo se stesso nella vita reale. Un cantante d’opera che interpreta un cantante d’opera, come ho detto anche prima. Quindi, naturalmente, ci sono molte sfaccettature di me stessa nella mia interpretazione di Tosca. Io ho “vissuto per l’arte e vissuto per l’amore”, come recita Tosca, per tutta la mia vita».

Ma vediamo gli altri interpreti dell’opera: Mario Cavaradossi, il pittore amante di Tosca, avrà la voce di Francesco Meli, di Vittorio Grigolo e Yusif Eyvazov, mentre il Barone Scarpia, l’antagonista, sarà interpretato da Luca Salsi e Claudio Sgura.

I costumi dell’opera sono di Massimo Cantini Parrini, le luci di Cesare Accetta, interventi video di Alessandro Papa.